
I bambini, credono a qualunque cosa.

La prima della classe.
La verità è che mi sono sempre piaciute le ragazze del primo banco, quelle col maglione largo, monocolore, con i jeans larghi e le scarpe da ginnastica bianche. Con la testa sempre china sul libro, e con una parvenza d’acne. Quelle che il sabato non le trovavi in discoteca, con la birra in mano, ballando disinvolte come se non avessero mai fatto altro nella vita. Ecco, mi piacevi proprio tu, ti piacevo io, ma l’ho scoperto quando ormai i giochi erano fatti. Quando ormai ci si poteva scherzare solo sopra, tu secchiona e io indisciplinato e senza regole. E’ stato comunque bello rivederti.
Io, te e gli specchi.
Pensieri post-lavoro.
Cose che pensi ma non dici.
E poi ne vedi di tutti i colori e di tutte le forme. Spesso hai pensieri luridi che rimangono tra te e te. Dai giudizi silenziosi e hai voglie inespresse. Guardi culi, visi, cosce e tette. Ma si sa che la professionalità non va mai mandata a puttane. Non fosse altro per lo stipendio a fine mese. Ma ieri, assorto nel mio lavoro è entrata una dea. Talmente prorompete che biascicavo le parole come gli ultimi degli alcolizzati, ad un tratto la hall si è intrisa del suo profumo. Un sorriso riflettente e due occhi di un celeste marino che potevi vederci il mare. Un passo dopo l'altro si avvicina al bancone, in default parte un'erezione che solo Dio sa che dolore tra i miei jeans stretti. Parlava, diceva qualcosa, ma nella testa mi si è spento qualcosa. La vedevo e immaginavo di spogliarla, di toccarla, di coccolarla e parlagli delicatamente all'orecchio. Sentivo addirittura i suoi profumi intimi. La generosa scollatura rapiva i miei occhi e, quando stavo per dirle qualcosa di osé, nel momento proprio che ho deciso di provarci, appare un marcantonio alle sue spalle dicendole, "Amore, ci prendiamo un caffè?". Addio fottuta erezione. Addio pensieri lussuriosi. Addio a te, che con me ti saresti divertita tra il congiuntivo e il sesso.
A Natale tutti più buoni, ma anche no!
Ritengo opportuno scriverlo adesso, prima del Natale, prima che tutti elargiscano dolcissimi convenevoli e falsi perbenismi. Questo Natale lo voglio onesto e poco benpensante. Tirando fuori i veri sentimenti, quelli più genuini, quelli non finti. Ed è così che il mio pensiero per Natale non va alle persone che amo, ma alle persone che mi sono indigeste. Questo tenero pensiero va ai cretini che mi circondano, a quelli che mi sottopagano da anni. Va alle persone amate che non mi hanno rispettato. Va alla disonestà imperante degli amici, parenti, datori di lavoro e persino dei genitori. Va al tabaccaio sotto casa che non saluta mai. Va a quegli autisti capitolini dal vaffanculo facile. Va agli ausiliari infami del traffico, e in fine va a tutti quelli che non hanno mai un sorriso per nessuno durante la giornata... A tutti voi auguro un Natale triste, da ricordare sopra la tazza del cesso a S.Stefano. Auguri.
Ps: Mi scuso se ho dimenticato qualcuno...





