S'erano dette troppe cose, senza un filo logico, così tanto per dire.
Per riempire un vuoto, una mancanza di non so cosa. E poi non si da peso alle parole e alle persone, ma le parole contano: quelle dette, quelle non dette, quelle che andrebbero dette anche quando si ha paura e non si lascia andare il freno a mano. Ci vuole cura, delicatezza e attenzione dei particolari e delle sfumature. L'età insegna strada facendo, le cose si sanno solo un passo avanti, quando ormai l'hai fatto. Ma mai come oggi, l'insegnamento è che le parole hanno un senso e un peso, solo se dette da una persona di valore. Scontato, vero? Eppure non è così, e a mio malgrado faccio la mia solita costatazione amichevole a mo di cid. E stavolta lo scrivo qui, nel mio diario, per ricordarlo in tempi futuri: "Le parole prendono valore solo se dette da persone di valore". E qui si mette il punto, ad un'esperienza da non ripetere. Bisogna volersi bene nella vita, io me ne voglio.
Portati via...
Mio nonno.
Mio nonno era un uomo scheletrico, tempestato di muscoli e nervi, concentrato in un metro e sessanta d'uomo. E' cresciuto a pane e lavoro e considerava le ventiquattrore qualcosa di limitante. Avrebbe voluto lavorare senza soluzione di continuità. Godeva di ottima reputazione e considerazione da parte di tutti. Quando passava per le vie di Cagliari con me, notavo lo sguardo compiaciuto di chiunque lo salutasse. Era schivo con i figli, coi fratelli e addirittura coi nipoti, ad eccezione di me e mio fratello. La sua considerazione per noi, ingenerava spesso gelosie tra glia altri cugini: Non si capacitavano di come un uomo abituato a non regalare nulla a nessuno, di colpo si scopriva generoso come pochi, ma solo con noi. Una cosa bella che ricordo di lui, è stato un mio compleanno, me lo ricordo come fosse oggi: si avvicino a me e tiro fuori 1000 lire, e mi disse con una voce rude: << Spendili bene, che devi arrivare al prossimo compleanno>>. 1000 lire erano poche anche all'ora, ma il mio regalo era il suo sguardo felice e premuroso, di chi ti stava regalando molto. Questo mi manca di lui: Quel dare, per amore di dare, facendolo onestamente. Senza quelle finte generosità imposte per grado di parentela. Lui era così e per questo nonostante sia passato molto tempo dalla sua morte, rimane indelebile nel mio cuore e nella mia testa. E lo sarà per sempre.
E appollaiato sul lettone me ne sto.

E sì, già. Io penso al letto, il posto magico, compagno di avventure e di sventure.
E sprofondando in tanta morbidezza, Tra il caldo del plaid e il cuscino morbido, i miei pensieri distonici sono di una durezza granitica. Aspri come solo i limoni acerbi sanno essere. E proprio assorto sul letto, il pensiero era rivolto a Dio(anche se non ci credo), al modo di creare degli ottimi individui e di rovinare tutto con l'incedere della vita. Tutti partono belli e la vita l'imbruttisce. La vita cambia, e cambia pure le persone e le persone diventano ciò che vivono. E tutto il male vissuto, glielo leggi nei non sorrisi, nella spensieratezza persa e dalla non voglia di rischiare, di chiede affetto e di urlare che hai bisogno d'amore. La vita è l'inferno e la morte il paradiso, questo è il cinico pensiero partorito, in una mattinata svogliata, immerso nel lettone.
Pigrizia, sentimenti, spossatezza e inquietudine.

Ogni tanto mi chiedo se la costanza è un dono divino o qualcosa che s'impara. Magari, in quei manuali pratici della vita, scritti da i new-guru del genere che va tanto di moda negli States, i coach life. beh, ecco, tutto sommato non ho mai trovato nessun giovamento pratico in questi manuali che ti dicono "fai questo è sarai felice". E no, cazzo! proprio no, perché i buoni consigli uno è perfettamente in grado di darseli da solo. Non serve il pezzo di carta in strizzacervelli. Basta un po d'impegno e BUONA VOLONTA': Eppure, anche sapendo che è giusto fare certi sacrifici, per ottenere certi benefici, sembra che la vita uno se la voglia proprio rovinare a tutti i costi. Il mio più grande cruccio, il mio "io odio io", è quando rimando, posticipo cose che potrebbero rendermi felice. E' male di molti, perchè molti(come me) sono sfaticati. L'amore è impegno, le relazioni costano di parole, di tempo, di voglia di darsi... Ma è il fare che uccide sempre la voglia, che poi c'è, ma non c'è paradiso senza impegno. E a conguaglio di tutto, mi accorgo che potrei essere felice al quadrato, se solo ci mettessi tutto me stesso in ciò che faccio. Devo sbrigarmi a contemplare di meno e a praticare di più.
Quando sei nata...

Era un giorno strano, avevo preso un giorno di ferie ed ero impaurito. Pieno d'attesa e di domande senza risposte, come se non fosse la cosa più naturale del mondo. Stavo li, fuori ad attendere insieme ad uomini tutti d'un pezzo e già vissuti a dovere. Io sbarbato, con gli occhi sgranati e senza barba, seduto sguaiatamente in un angoletto della sala d'attesa e nessuno credeva che fossi tuo padre, magari uno zio, o forse un cugino, ma non tuo padre. Se lo saranno chiesti in molti che ci faceva un ragazzo solo, in una sala d'attesa per nascituri... e immaginavo come saresti stata: come sarebbero stati i tuoi occhi... se potevi già vedermi... e quando sono stato chiamato, l'hanno fatto tre volte... "Signor Manzo... Signor Manzo... Ma c'è Manzo?",Con un filo di voce ho detto: "Sì, sono io"... non sono abituato ad essere chiamato signore e forse l'unico giorno in cui mi sono sentito davvero signore e quando t'ho vista e quando mi hai stretto il dito nella tua manina. L'amore è questo, è solo questo, tu. Ti adoro Chiaretta, per sempre.
Che poi io non sono il tipo.

Io che non metto foto su fb perché non amo apparire, io che i sentimenti vorrei vivermeli da solo, al massimo in due. Io che riesco a tenere un segreto e sempre io che riesco ancora ad essere umano nonostante tutto. Io che vorrei dare tutto senza gli occhi indiscreti di qualcuno. Io che so dare, ma a chi e perché? Non metterò mai più un sentimento, un complimento o un pensiero in piazza. Certe cose le devi dare in silenzio, di nascosto, come si fa con le cose preziose.
Chiara

I taciti accordi sono delle regole non scritte, che vigono tra persone che si stimano o si conoscono. In altri casi, è solo una soluzione non belligerante tra persone che non riescono a scambiarsi nemmeno un ciao. A tutto ciò si aggiunge una terza categoria: Ed è tra quelle persone che si piacciono, ma hanno una difficoltà ad essere espliciti nel mostrare i propri sentimenti. E il tacito accordo che c'entra? La risposta è in quella regola non scritta chiamata paura, paura di rovinare un'amicizia e che nega la possibilità di avere un pezzetto di paradiso, in nome di una finta amicizia. Oggi avrei voluto mandare all'aria i taciti accordi. Rompere gli indugi e rischiare l'inevitabile. Avrei potuto accennarti un noi: cosi' come fanno gli adolescenti in stato di cotta. E poi chiederti se anche tu per un momento hai provato le mie stesse emozioni e se provandole hai avuto voglia di andare oltre. Di provare se le cose da vicino, confermano le cose lontane. Chissà? Il mio non detto te lo dico qui, lontano, dove non potrai leggere. Te lo urlo che mi piaci, che sto bene quando scambio un pensiero con te. Vorrei averti a un metro da me e stringerti tra le braccia. Vorrei... ma il mio urlo è afono e non ti arriverà mai. Ha vinto il tacito accordo, hai visto? la paura ha rivinto, ma non ha vinto il cuore. Il mio.





